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Costituzioni O.S.M.

Lettera di presentazione


AVE MARIA

FR. MICHEL MARIE SINCERNY

PRIORE GENERALE DELL'ORDINE DEI FRATI SERVI DI MARIA

A tutti i fratelli dell'Ordine, pace e gioia nel Signore!

Ogni giorno, nel cuore della celebrazione eucaristica, siamo invitati a «rendere grazie sempre e in ogni luogo» a Dio, nostro Padre, per i doni che continuamente ci elargisce per Cristo nello Spinto Santo.
In particolare oggi, solennità di Pentecoste, siamo invitati dalla Liturgia a ringraziare Dio per il dono supremo dello Spirito, effuso su tutta la Chiesa. Ed io, insieme con il Consiglio generalizio, ho scelto questo giorno di grazia e di luce, di universalità e di unità ( cf. At 2, 5-11 ), segnato dalla presenza di Maria nella comunità dei discepoli di Gesù (cf. At 1, 14), per invitarvi a ringraziare con me Dio Padre per il grande dono dell'approvazione definitiva delle Costituzioni dell'Ordine avvenuta il 25 marzo 1987.

 

Grazie a Dio e Grazie alla Beata Vergine

Salga dunque da tutto l'Ordine un inno di ringraziamento e di lode al Padre, datore di ogni bene (cf. Gc 1, 17), sorgente della vera Sapienza e del vero Amore: dell'una e dell'altro sono, per misericordia di Dio, perfuse le pagine del nostro codice legislativo. Seguendo le sue indicazioni raggiungeremo la piena conformità a Cristo e sorretti dall'amore fraterno, vivremo pienamente la nostra consacrazione all'Amore.
E lode e ringraziamento si levino pure, oggi come ieri, alla beata Vergine, nostra gloriosa Signora. L'Ordine infatti è stato sempre persuaso di una particolare presenza di santa Maria nella sua vita: nell'ora trepida delle origini, lungo i secoli, nel nostro tempo.
Già all'epoca dei sette santi Padri e di san Filippo Benizi, i Servi ebbero chiara coscienza che all'origine dell'Ordine vi era la figura materna e misericordiosa di santa Maria [1]. La novella plantatio, come Innocenzo IV, con un'immagine di ascendenza biblica ( cfr. Is 61, 3; Sal 143, 12 ), chiama l'Ordine nella bolla Ut religionis vestrae del 17 agosto 1254 [2] dovette divenire presto nella coscienza dei frati la plantatio Virginis, quasi vigna piantata dalla Vergine e da lei custodita e difesa.
Lungo i secoli poi l'Ordine ha sempre sentito accanto a sé la beata Vergine, che esso venerava con devoto servizio quale Donna dell'annuncio gaudioso, della misericordia regale e della compassione salvifica. L'ha sentita vicina soprattutto nei momenti in cui, per vicende di varia natura, era minacciato di estinzione o correva il pericolo di smarrire parte del suo patrimonio spirituale. In quei momenti la coscienza di essere la «religio Dominae nostrae» [3] costituì per l'Ordine un motivo di speranza e una forza singolare per la ripresa del suo impegno evangelico.
Anche nel nostro tempo – soprattutto nella stagione conciliare, così ricca di fermenti e di travagli, di speranze e di prove –, abbiamo sperimentato l'efficacia della presenza materna della beata Vergine. Io sono persuaso che santa Maria ha sostenuto, e in qualche modo guidato, il lavoro redazionale delle rinnovate Costituzioni: molto infatti La abbiamo pregata in quegli anni e molto fortemente abbiamo sentito, tutti, la preoccupazione di non legiferare nulla che non fosse degno del mysticum tabernaculum, come pure è stato chiamato l'Ordine nostro «principalmente edificato dalla nostra Signora» [4].
Da parte loro i frati, in questi anni e in numerose occasioni, hanno riaffermato il loro legame vitale con santa Maria. Non posso ricordare almeno il forte orientamento mariano dell'ultimo Capitolo generale celebrato a Roma nel 1983, mentre ricorreva il 750° anniversario della fondazione dell'Ordine: orientamento evidenziato sia con la promulgazione del documento capitolare Fate quello che vi dirà il 16 novembre 1983, sia con l'impegno di servizio alla Vergine rinnovato il 10 novembre 1983. Infatti in quel giorno i frati capitolari si recarono a Monte Senario e lì, presso la tomba dei primi Padri e in comunione con tutto l'Ordine con una sola voce e un cuor solo, rinnovarono l'impegno dei Servi:

impegno di ispirare la nostra vita
alla vita della Vergine,
di offrire a lei il nostro servizio di amore,
di accogliere come lei la Parola,
di essere con lei presso la croce del Figlio [5].

 

Un lungo cammino. Un'opera di tutto l'Ordine

Il lavoro redazionale delle rinnovate Costituzioni dell’Ordine dei frati Servi di Maria è stato lungo e complesso: esso va dal 22 giugno 1965 al 25 marzo 1987, cioè dal giorno in cui il Capitolo generale di Firenze (5-23 giugno 1965) istituì un'apposita «Commissione preparatoria per il rinnovamento delle Costituzioni» [6] fino al giorno dell'approvazione definitiva delle medesime.
Non è mia intenzione ripercorrere qui tutte le tappe di questo lungo cammino, peraltro già in parte descritto [7], ma unicamente sottolinearne alcuni momenti e soprattutto ricordare lo spirito con cui fu compiuto.
L'Ordine, intuendo la gravita e la fecondità del momento storico che la Chiesa stava vivendo –, la celebrazione del Concilio ecumenico Vaticano II –, aveva dunque dato sollecito e previdente avviò all'opera di revisione delle Costituzioni [8], di cui fr. Joseph M. Loftus, eletto Priore generale nel Capitolo di Firenze, fu animatore solerte, saggio e rispettoso.
Il lavoro della Commissione preparatoria e delle cinque Commissioni esecutive che seguirono – di coordinamento, di vita comune, di formazione, di apostolato, di governo – fu compiuto con rigore ed entusiasmo, con attenzione alla storia e al vasto processo di trasformazione culturale allora in atto. Quel lavoro approdò alla stesura di alcuni «abbozzi» da sottoporre al vaglio del Capitolo generale speciale che, a norma del motu proprio Ecclesiae sanctae di Paolo VI, si sarebbe dovuto celebrare anche nel nostro Ordine [9].
A questo punto è necessario ribadire che le attuali Costituzioni non sono il risultato dell'impegno personale di qualche frate o di un gruppo di essi e, neppure, nonostante il loro apporto decisivo, dei Capitoli generali che si sono succeduti dal 1968 al 1983, ma sono il frutto di una «redazione collettiva», secondo una felice espressione del venerato fratello fra Raffaello M. Taucci [10]. Negli anni 1965-1968 ogni frate infatti fu, per così dire, direttamente coinvolto nel lavoro di redazione del progetto costituzionale: fu ripetutamele consultato su problemi specifici e su ogni altro problema potè esprimere il liberamente il suo pensiero.
Io sono testimone della trepida attesa, del sollecito impegno e della pazienza orante con cui i frati seguirono in quegli anni il cammino redazionale del nostro codice di vita. E mi consta che, in non pochi casi, frati che non fecero parte di alcuni Commissione esecutiva né parteciparono mai ai Capitoli generali, diedero tuttavia importanti contributi per il rinnovamento delle Costituzioni.

Il Capitolo generale speciale del 1968

Dal 15 ottobre al 15 dicembre 1968 si svolse a Majadahonda ( Madrid ) il Capitolo generale speciale che, sulla base degli «abbozzi» e dei risultati della consultazione dell'Ordine, redasse ed approvò le nuove Costituzioni, prescrivendo che entrassero in vigore il 6 aprile 1969, giorno della Pasqua del Signore [11]. Di quel Capitolo è rimasta nell'Ordine una grata memoria, come di un tempo di grazia, in cui i frati capitolari, riuniti nel nome del Signore, lavorarono in intensa comunione tra loro e con tutti i fratelli.
Confrontando le nuove Costituzioni con quelle precedenti ( anno 1940 ), poteva sembrare a prima vista che l'Ordine avesse cambiato o fisionomia o natura. In realtà non era così. Fra Joseph M. Loftus, infatti, presentando il rinnovato codice di vita, scriveva: «...l'Ordine non muta fisionomia. Il Capitolo si è limitato a cogliere il meglio della tradizione dei Servi per renderlo idoneo alle esigenze del nostro tempo. Le nuove Costituzioni dicono chiaramente chi noi siamo, che cosa facciamo, come dobbiamo farlo» [12].

I Capitoli generali del 1971 e del 1974.

I Capitoli generali del 1971 ( Opatija, 28 febbraio – 31 marzo ) e del 1974 ( Roma, 15 settembre – 14 ottobre), presieduti da fra Peregrine M. Graffius, eletto Priore generale l'I 1 marzo 1971, si occuparono nuovamente del testo costituzionale. Entrambi confermarono le scelte di fondo operate dal Capitolo di Majadahonda e, sulla base delle prime esperienze e verifiche, introdussero alcuni opportuni emendamenti [13]. In particolare il Capitolo generale di Roma poté affermare con piena cognizione di causa «che le Costituzioni sono accolte e apprezzate dalla grande maggioranza dei frati», ma nel contempo dovette lamentare «una conoscenza ancora imperfetta del loro contenuto» [14] e prendere atto di alcune resistenze ed opposizioni talvolta considerevoli.
A questo proposito si deve ricordare che fra Peregrine M. Graffius promosse varie iniziative e impiegò molte energie per illustrare i principi e le linee strutturali del rinnovato testo legislativo, perché era convinto «che un'attenta conoscenza delle Costituzioni, libera da pregiudizi, pur accettando di ravvisare in esse elementi perfettibili, conduca a riconoscerne la straordinaria ricchezza e la viva attualità» [15]. Di questo suo impegno l'Ordine gli è profondamente grato.

Il Capitolo generale del 1977

Nell'Agenda del Capitolo generale di Barcelona (2 settembre – 13 ottobre 1977) figurava un'ulteriore revisione del testo costituzionale in vista dell'approvazione ufficiale da parte della Santa Sede. Con un metodo simile a quello seguito a Majadahonda, il Capitolo del 1977 riconsiderò i singoli articoli delle Costituzioni, autorizzò il Consiglio generalizio «ad appartare, anche con l'aiuto di esperti, i necessari mutamenti redazionali, stilistici, grammaticali e di sistemazione, per l'edizione definitiva del testo costituzionale» [16] e stabilì che le Costituzioni così rivedute entrassero in vigore «il giorno di Pasqua del 1978, in modo obbligatorio per tutti» [17].
Toccò quindi a me, chiamato al servizio di Priore generale il 14 settembre 1977, e al Consiglio generalizio eletto in quel Capitolo, il compito di disporre il «testo definitivo» delle Costituzioni varate a Barcelona. Il lavoro redazionale-stilistico fu compiuto negli ultimi mesi del 1977 e nei primi del 1978, cosi che l'8 marzo 1978 potevo licenziare alle stampe le Costituzioni dell'Ordine dei frati Servi di Maria [18], con la precisazione che quel testo, se si doveva ritenere «definitivo» da parte dell'Ordine, non poteva tuttavia dirsi «edizione ufficiale, mancando ... l'approvazione da parte della Santa Sede» [19].

Il nuovo Codice di Diritto Canonico e il Capitolo generale del 1983

Ma l'approvazione delle Costituzioni non giunse presto. Il 20 aprile 1979 la S. Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari dava «una approvazione provvisoria» e inviava all'Ordine una serie di «Osservazioni» contenenti proposte di emendamenti, alcuni dei quali toccavano aspetti della nostra vita nei cui confronti l'Ordine era particolarmente sensibile [20]. Il Consiglio generalizio tuttavia giudicò opportuno non affrettare i tempi dell’approvazione ufficiale, sia perché l'esame delle «Osservazioni» e l'introduzione degli emendamenti proposti dalla S. Congregazione richiedeva matura riflessione e prolungato studio, sia perchè era ritenuta imminente la promulgazione del nuovo Codex Iuris Canonici, il quale avrebbe reso necessarie ulteriori modifiche per armonizzare il nostro testo costituzionale con il dettato del nuovo Codice.
Effettivamente, il 25 gennaio 1983 Giovanni Paolo II, con la Costituzione apostolica «Sacrae disciplinae leges», promulgò il nuovo Codex Iuris Canonici. Alla luce dei canoni relativi alla vita religiosa, delle «Osservazioni» della S. Congregazione e di alcune proposte di emendamento» formulate dallo stesso Consiglio generalizio [21], il Capitolo generale di Roma ( 15 ottobre – 16 novembre 1983 ) rivide il testo costituzionale varato a Barcelona.

L'approvazione delle Costituzioni

Terminati i lavori capitolari, furono riprese le pratiche per l'approvazione definitiva delle Costituzioni. Dal 1983 al 1987 si è svolto un dialogo fitto e paziente tra la Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari e il Consiglio generalizio, attraverso il quale l'Ordine ha potuto illustrare alla Santa Sede le ragioni storiche ed esistenziali di alcuni suoi orientamenti, che nella maggior parte dei casi sono stati accettati.
In questo clima di dialogo, di rispettoso ossequio alle superiori istanze della Santa Sede e di franca difesa delle ragioni dell'Ordine, è maturata la firma dell'atteso Decreto di approvazione (25 marzo 1987), con il quale è terminato il lungo cammino delle rinnovate Costituzioni.
Molti frati, che dettero importanti contributi alla stesura delle Costituzioni, sono nel frattempo deceduti: non hanno potuto vedere sulla terra la conclusione di una loro amata fatica. Al termine di questa veloce rievocazione del cammino percorso dal nuovo testo costituzionale, desidero ricordarli con animo fraterno e grato. Abbiamo spesso occasione di dire che la morte non interrompe la nostra comunione; in rapporto a molti fratelli oggi possiamo aggiungere: le pagine delle Costituzioni saranno un segno di comunione tra loro e noi oltre la morte.

 

Codice Legislativo e Regola di Vita

Tra i criteri redazionali indicati dalla Commissione preparatoria figurava il seguente: le Costituzioni dovranno essere «spirituali e giuridiche insieme» [22]. Oggi, a lavoro compiuto, possiamo dire che quel criterio è stato osservato: le nostre Costituzioni sono un testo legislativo chiaro e preciso, ma sono anche un libro spirituale, una regola di vita.
Le rinnovate Costituzioni infatti offrono una sintesi autorevole della spiritualità dell'Ordine. Sullo sfondo della Regola di Sant'Agostino e dell'esempio dei Primi Padri, propongono un disegno di vita umile evangelica, tutta orientala al raggiungimento della piena conformità a Cristo e della perfetta carità verso Dio e verso il prossimo.
Nel momento di presentare all'Ordine le rinnovate Costituzioni, mi sembra doveroso richiamare i cardini della nostra spiritualità quali emergono dal nostro codice di vita. Ciò sarà motivo di comune conforto e di letizia.

La comunione fraterna

Dal testo costituzionale risulta chiaramente l'importanza della comunione fraterna per la nostra vita. La preghiera di Gesù al Padre perché i discepoli fossero una cosa sola come lui e il Padre sono una sola cosa ( cf. Gv 17, 11 ), la testimonianza della primitiva comunità cristiana in cui «la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un'anima sola» ( At 4, 32 ), il precetto agostiniano che i frati vivano «unanimi nella casa» ed abbiano «tutto in comune» [23] fra loro e, infine, l'esempio dei Sette Santi tramandato dalla Legenda de origine Ordinis [24] fanno della comunione fraterna un elemento essenziale della nostra vita. Senza di essa non saremmo autentici Servi di Maria.
La comunione fraterna caratterizza il nostro modo di testimoniare il Vangelo; informa il nostro stile di vita, il nostro lavoro e la nostra preghiera; determina la forma di governo dell'Ordine e da una
peculiare impronta al nostro servizio apostolico; e l'ambito in cui rendiamo la nostra testimonianza di povertà evangelica e in cui viviamo il nostro impegno di obbedienza alla Parola di Dio e alle decisioni comunitarie; in essa riconosciamo una sorgente di amicizia e una salvaguardia della nostra consacrazione al Signore nella castità per il Regno; la comunione fraterna infine è il clima indispensabile per la formazione autentica del Servo di Maria e per lo sviluppo integrale della sua personalità.

Il servizio

Lo spirito di servizio, che ha profonde radici ed è caratteristica della nostra tradizione, è bibliche ed è ritenuto un elemento essenziale del «carisma dell'Ordine». Le Costituzioni ci propongono l'ideale del servizio rinviando anzitutto all’esempio di Cristo, «che è venuto per servire e dare la vita per gli uomini» ( cf. Mc 10, 45 ) e della beata Vergine «Madre e Serva del Signore».
L'ambito del servizio è ampio: Dio, la Vergine, la Chiesa, l'uomo, i frati della propria comunità. Servizio è per noi la condivisione delle aspirazioni e delle inquietudini dell’uomo, la promozione di genuine forme di vita cristiana; servizio sono l'ospitalità e l’accoglienza dei fratelli, specialmente dei più umili, l’assistenza agli anziani, agli infermi e alle persone bisognose; servizio sono ancora le molteplici forme di impegno apostolico, in particolare quello missionario; servizio sono, infine lo studio, l’esercizio dell’autorità, l’impegno di avere con tutte le creature «solo rapporti di pace, di misericordia, di giustizia e di amore costruttivo» [25].

La pietà verso santa Maria

Particolarmente nitida emerge dalle Costituzioni la caratteristica mariana anch’essa essenziale dell'Ordine nostro. Non senza profonda gioia si leggono gli «articoli mariani», sobri e densi, delle rinnovate Costituzioni. Essi si aprono e si chiudono con due testi che esprimono vigorosamente il legame vitale esistente tra la gloriosa Domina e i suoi Servi: in apertura si legge infatti la dichiarazione che «ci impegniamo ad essere al servizio di Dio e dell'uomo, ispirandoci costantemente a Maria, Madre e Serva del Signore» [26]; in chiusura l'affermazione che assumiamo la figura della Vergine ai piedi della croce quale immagine conduttrice del nostro servizio.
Ma mi sembra di dover rilevare soprattutto il fatto che nei punti chiave – cioè là dove sono definite le componenti della nostra consacrazione al Signore, la nostra spiritualità e il nostro modo di essere Servi, dove sono delineati i tratti caratteristici della nostra vita comunitaria e della nostra preghiera, della formazione e del servizio apostolico –, le Costituzioni fanno costante riferimento alla figura esemplare di santa Maria.
Secondo la grande tradizione dell'Ordine, tutto il mistero della Vergine è proposto alla contemplazione e all'ossequio devoto dei Servi, ma secondo la stessa tradizione alcuni aspetti di quel mistero vengono, per così dire, privilegiati: l'incarnazione del Verbo, che presenta alla nostra venerazione la santissima Vergine Annunciata, la donna del «fiat» pieno di fede ( cf. Lc 1, 38.45 ); l'associazione della Madre alla passione salvifica del Figlio, che determina il nostro amore e la nostra pietà verso l'Addolorata (cf. Lc 2, 34-35; Gv 19, 25-27); la sua glorificazione in cielo accanto a Cristo, che propone alla nostra contemplazione la figura della gloriosa Domina e della Regina di misericordia, cui offriamo il nostro devoto servizio e sotto il cui patrocinio ci rifugiamo pieni di fiducia [27].

 

Significato dell'Approvazione della Santa Sede

Qualche frate potrebbe ritenere che l’approvazione definitiva delle Costituzioni da parte della Sede Apostolica non costituisca un evento degno di particolare rilievo dato che esse, sia pure a titolo sperimentale, fin dalla Pasqua del 1969 erano il codice di vita dei frati Servi di santa Maria.
Una tale opinione non coglierebbe il significato profondo dell’approvazione pontificia. Essa pone fine ad un tempo che, pur ricco di prospettive, era spesso dominato dal sottile e paralizzante disagio dell’incertezza. L’approvazione definitiva, sostituendo il dubbio con la certezza, dà al cammino dell’Ordine un nuovo slancio.
L’approvazione delle Costituzioni conferma infatti che il cammino intrapreso dall’Ordine, in ossequio alle direttive del Concilio Vaticano II e della Sede Apostolica, era giusto e giuste erano le linee tracciate per il suo rinnovamento; ratifica le scelte operate da cinque Capitoli generali consecutivi e collauda le strutture e i programmi – di vita di formazione, di apostolato, di governo – che l'Ordine si è dato. Nel momento storico in cui viviamo, segnato da grandi mutamenti culturali e da un profondo rinnovamento ecclesiale, l'approvazione delle Costituzioni viene ad essere un sigillo di garanzia dell'aderenza dell'Ordine al suo carisma originario e della perenne vitalità di esso, un segno quindi di speranza e un momento di comunione con la Sede Apostolica.
L'approvazione delle Costituzioni da parte della Congregazione dei Religiosi esige da tutti noi un'adesione cordiale e corale al nostro rinnovato codice di vita. Nei suoi confronti non vi è più spazio per il dissenso – se mai vi fosse stato – o per il sospetto o per l'incertezza.
L'adesione sarà tanto più convinta quanto meglio il testo costituzionale sarà conosciuto nella sua impostazione di fondo e nei suoi particolari. Le linee essenziali delle Costituzioni del 1987 sono le stesse di quelle del 1968. Di ciò dobbiamo essere lieti. Tuttavia in questi vent'anni non pochi articoli delle Costituzioni di Majadahonda sono stati rivisti alla luce dell'esperienza, dell'ulteriore riflessione dell'Ordine, delle indicazioni ricevute dalla Sede Apostolica. E non pochi articoli sono stati aggiunti. Si illuderebbe quindi chi credesse di conoscere le attuali Costituzioni perché conosceva quelle del 1968.
Desidero rilevare infine che l'influsso dell'approvazione data al nostro codice di vita non si limita all'Ordine, ma si estende in qualche modo a tutta la Famiglia dei Servi. E noto infatti che, negli anni successivi alla celebrazione del Concilio Vaticano II, i monasteri delle Serve di Maria, non poche Congregazioni femminili aggregate all'Ordine, gli Istituti Secolari OSM, e lo stesso Ordine Secolare, nel rivedere i loro ordinamenti di vita, si sono ispirati, soprattutto nelle parti dove definiscono le caratteristiche della loro spiritualità e la loro vocazione di servizio alla Vergine, alle Costituzioni dell'Ordine, anche se esse non erano ancora definitivamente approvate. L'approvazione concessa il 25 marzo 1987 al nostro testo costituzionale è quindi un dono di grazia che riguarda l'intera Famiglia dei Servi e rende particolarmente attuale quanto leggiamo al n. 5 delle Costituzioni: «L'ideale dei Servi ha suscitato intorno alle nostre comunità o associato all'Ordine numerose famiglie e gruppi che, costituendo espressioni particolari di vita consacrata o laicale, partecipano all'unica nostra vocazione».
Nel presentare all'Ordine le rinnovate Costituzioni ritengo mio dovere chiedere a tutti i frati:
- di studiarle con attenzione, sistematicamente, possibilmente alla luce delle fonti, rilevando la loro ispirazione biblica e i principi dottrinali che soggiacciono alle disposizioni pratiche, osservando l'armonia delle varie parti;
- di accoglierle con umiltà, con semplicità, con fede. Esse sono uno strumento che ci è offerto per vivere il Vangelo come Servi di Maria. Ogni frate dica a se stesso: non è più il tempo di pormi di fronte alle Costituzioni con atteggiamento critico; è giunto invece il momento di consentire, vivendole sinceramente, che esse mi guidino verso la perfetta statura di Cristo (cf. Ef 4, 13).

 

Il 25 Marzo: una data cara all'Ordine

Con gradita coincidenza il giorno stesso in cui il Santo Padre Giovanni Paolo II firmava l'enciclica Redemptoris Mater, il cardinale Jéróme Hamer, Prefetto della Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, firmava il Decreto di approvazione delle nostre Costituzioni: era il 25 marzo 1987, solennità dell’Annunciazione del Signore.
La festa liturgica del 25 marzo è stata sempre particolarmente cara all’Ordine. Essa ci riconduce ai luoghi delle origini: origini della Chiesa a Nazareth, origini dell’Ordine a Cafaggio; ci fa riudire, con gratitudine e stupore, il «fiat» salvifico pronunziato dal Verbo al suo ingresso nel mondo (cf. Eb 10, 5-7; Sal 39, 8-9), il «fiat» generoso della Vergine (cf. Lc 1, 38) che, chiamata ad essere la «gloriosa Madre di Cristo» si professò «umile serva del Signore» e, infine, il «fiat» dei sette santi Padri che, avvertita la chiamata del Signore, lasciarono tutto per dedicarsi al servizio della Vergine [28].
Nei nostri ossequi, spesso preghiamo la «Vergine del fiat» di insegnarci «ad essere docili alla voce dello Spirito; / a vivere nell'ascolto della Parola» [29]. Oggi chiediamo alla Vergine Annunciata di impetrarci la la docilità alla parola delle Costituzioni.
Io sono persuaso che la vitalità e l'incremento dell’Ordine, che costituiscono l'anelito di ogni frate ci saranno concessi dalla grazia divina attraverso la fedele osservanza delle Costituzioni.
Vi saluto fraternamente e chiedo a santa Maria di vegliare su ciascuno di voi e di guidarci benigna nella via della fedeltà e del servizio.

Dal nostro convento di Maria Luggau, Austria, 7 Giugno 1987.
Solennità della Pentecoste.

fr.Michel M. Sincerny, O.S.M. Priore generale

Prot. n. 410/87

Fr. Gabriele M. Gravina, O.S.M. Segretario dell' Ordine


Note al testo.

1. Cfr. Legenda de Origine, n. 7-8, in Monumenta OSM, I, pp. 64-66. Torna
2. Cfr. Chartularium Ordinis Servorum S. Marie, Anno Domini 1254, in Monumenta OSM, XVI, pp. 197-198. Torna
3. Legenda de origine Ordinis, n. 13, in Monumenta OSM, I, p. 70.Torna
4. Ibid., n. 44, in Monumenta OSM, I, p. 93. Torna
5. (Capitulum generale OSM, 1983). Preghiera di ringraziamento e impegno, p. 20. Torna
6. cf. Decreta Capituli generalis. De Commissione preparatoria ad Constitutiones Ordinis nostri cum hodierna vitae ratione componendas, nn. 7-9, in Acta OSM 25 ( 1965 ) pp. 90-91. Torna
7. cf. Le nuove Costituzioni dei Servi di Maria. Genesi e documentazione, 2 vol. Roma, Curia generale OSM. 1976. Torna
8. Prima ancora che Paolo VI con il motu proprio Ecclesiae sanctae ( 6 agosto 1966 ) e le relative Normae ad Decrutum ss. Concilii Vaticani II «Perfectae Caritatis» fornisse criteri per un adeguato rinnovamento della vita religiosa, l’Ordine nostro, nel Capitolo generale di Firenze (giugno 1965) aveva posto – come ho rilevato – le basi un tale rinnovamento. Torna
9. Cf. Normae ad exsequendum Decretum ss. Concilii Vaticani II «Perfectae Caritatis», nn. 3-4. Torna
10. Cf. Taucci. Note storiche e riflessioni sulle nuove Costituzioni dei Servi ( Madrid 1968 ), art. 1-5. Rovato, Centro di documentazione sugli Ordini mendicanti, 1975, p. 10 ( Saggi e sussidi sulle Costituzioni dei Servi, 2 ). Torna
11. cf. Decreto capitolare n. XI, in Acta OSM 28 (1968), fasc. II, p. 133.Torna
12. Lettera di presentazione delle nuove Costituzioni, in Acta OSM 28 ( 1968 ), fase. II, p. VI. Torna
13. In seguito alla celebrazione del Capitolo generale di Opatija fu pubblicato il volume Costituzioni dell'Ordine dei frati Servi della beata Vergine Maria. Roma, Curia generale OSM, 1974. Il volume riproduce integralmente il testo di Majadahonda e riporta, in corsivo e in calce, le variazioni al testo introdotte dal Capitolo di Opatija. Torna
14. Capitolo generale di rinnovamento dell’Ordine dei Servi di Maria. Roma, Curia generalizia OSM, 1974, p. 13. cf. anche Acta OSM. 59 (1974) fasc. 172, pag. 521s. Torna
15. Lettera Prot. G 296/76, «Nel presentare», in Le nuove Costituzioni dei Servi di Maria. Genesi e documentazione. Roma, Curia generale OSM, 1976, vol. 1, p. VII. Torna
16. Decreti capitolari. 8. Redazione finale del testo costituzionale, in Acta OSM 39 (1977) p. 493. Torna
17. Ibid. 9. Promulgazione delle Costituzioni, in Acta OSM 39 (1977) p. 493. Torna
18. Esse si presentano come volume a sé stante: Costituzioni dell’Ordine dei frati Servi di Maria. Roma, Curia generale OSM, 1978. Insieme con i Documenti del Capitolo generale formano il fasc. 179 di Acta OSM 39 (1977) pp. 1-104. Torna
19. Lettera di presentazione delle nuove Costituzioni, in Acta OSM 39 (1977) fasc. 179, p. 4. Torna
20. Cf. Lettera della S. Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari (S. 481/78) con allegato «Osservazioni» in Archivio generale OSM, nella posizione «Costituzioni» (Prot. 352/79). Torna
21. Cf. Acta OSM 47 (1983) p. 142. Torna
22. Fonti – Criteri – Metodo, Criteri pratici, 14, in Le nuove Costituzioni dei Servi di Maria. Roma, Curia generale OSM, 1976, vol. 1, p. 35. Torna
23. Regola di sant’Agostino, n. 3.4. Torna
24. Cf. Legenda de origine Ordinis, n. 29, in Monumenta OSM, I, pp. 83-84. Torna
25. Cost. OSM art. 319. Torna
26. Ibid., art. 1. Torna
27. Cf. Legenda de origine Ordinis, nn. 8. 18, in Monumenta OSM, I, pp. 66. 73-74, cf. Proprium Missarum Ordinis Fratrum Servorum beatae Mariae Virginis. Editio typica. Romae, Curia generalis OSM, 1972, pp. 75-76. Torna
28. Cf. Legenda de origine Ordinis, nn. 17, in Monumenta OSM, I, pp. 72-73. Torna
29. Vigilia de Domina. Ufficio dei Servi a Santa Maria. Editio typica. Romae Curia generalis OSM, 1980, p. 59. Torna

 

 

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